Categoria Lavoro

Savelli: “totale latitanza dell’esecutivo regionale nelle aree di crisi”

La completa assenza di strategie e di politiche industriali del governo neo-centrista delle Marche è ormai evidente. Non solo è totale la latitanza dell’esecutivo regionale nelle aree di crisi pesaresi, maceratesi ed ascolane, non solo non si spende una parola per la drammatica situazione ai Cantieri navali di Ancona, ma anche nella realtà al collasso dell’Antonio Merloni di Fabriano, territorio molto caro al “governatore” e ad alcuni “autorevoli” esponenti della sua giunta, sta tramontando con grande rapidità l’illusione “cinese” tanto declamata in campagna elettorale. Forte è la preoccupazione del sindacato, enorme quella dei lavoratori di fronte ad una produzione che rischia di non riprendere più; è in contesti come questo che Rifondazione comunista aveva ipotizzato la possibilità di una ripresa delle attività produttive attraverso un intervento pubblico temporaneo che rendesse possibile, in questo caso, il rilancio di una delle aziende più importanti delle Marche. Questo non volevano i potenti azionisti di riferimento del “nuovo” quadro politico regionale - a Fabriano e dintorni -, pronti sono stati i loro più stretti e fedeli collaboratori targati Pd - presidente in testa - a cacciare il Prc e la sinistra dal governo delle Marche per imbarcare la ben più affidabile e “familiare” Udc trasformando la giunta regionale in un consiglio di amministrazione di una società controllata con tanto di “amministratore delegato” a carico.

La piccola, banale, vicenda della svolta neo-centrista delle Marche e delle altisonanti dichiarazioni su “sperimentazioni” e “laboratori” che l’hanno preceduta è tutta qui! Sarebbe una farsa se non ci fosse di mezzo la sorte di tanti lavoratori marchigiani oggi sempre più soli davanti alla crisi. Ha ancora senso un governo regionale impotente di fronte a tanti drammi, individuali e collettivi, perché in ginocchio e con il cappello in mano di fronte alla volontà dei poteri economici e finanziari che stanno rottamando le Marche?

Marco Savelli, Segretario regionale PRC Marche

(Liberazione, 15 agosto 2010)

Paolo Ferrero: “la situazione dei lavoratori italiani è inaccettabile”

Si è aperta a Torino, presso la Fabbrica E di corso Trapani, la Conferenza nazionale operaia delle lavoratrici e dei lavoratori di Rifondazione comunista. Bloccare i licenziamenti per i prossimi 36 mesi, introdurre nuovi strumenti pubblici per creare buona occupazione, generalizzare gli ammortizzatori sociali, aumentare le pensioni minime: queste alcune delle proposte affrontate nella due giorni sul lavoro a Torino, appuntamento cui partecipano, tra gli altri, il sociologo Luciano Gallino e il segretario generale della Fiom Gianni Rinaldini e che sarà chiusa dal portavoce della Federazione della Sinistra Paolo Ferrero che oggi ha dichiarato “La situazione in cui versano i lavoratori italiani è inaccettabile: precarietà alle stelle, bassi salari e due milioni di disoccupati. questo è il frutto delle politiche liberiste di Berlusconi. Occorre far pagare i ricchi e fare un piano per il lavoro basato su investimenti pubblici e finalizzato alla costruzione di posti di lavoro nei settori dell’energia solare e della riconversione ambientale delle produzioni. Se la Fiat continua a prendere denaro pubblico per dare dividendi agli azionisti e mette in cassa integrazione gli operai la si nazionalizzi”.

Giovedì 28 gennaio, a Fabriano, la Conferenza regionale delle lavoratrici e dei lavoratori di Rifondazione Comunista delle Marche

Roma, 19-20 dicembre: Le Regioni e gli Enti locali contro la crisi per la democrazia e i diritti

ASSEMBLEA NAZIONALE DEGLI AMMINISTRATORI LOCALI
DEL PARTITO DELLA RIFONDAZIONE COMUNISTA

Sabato 19 dicembre

Ore 11.15 - Relazione introduttiva di Gianluigi Pegolo - Segreteria nazionale Prc-Se

Ore 12.00 - Interventi: Coordinamento delle Regioni, Upi, Anci, Legautonomie, Pd, Idv, SeL, Verdi

Ore 13.00 - Pausa pranzo

Ore 14.30 - Dibattito

Ore 18.00 - Tavola rotonda: Democrazia, lavoro, stato sociale e beni comuni.

Domenica 20 dicembre

Ore 10.00 - interventi

Ore 13.00 - Conclude PAOLO FERRERO, Segretario nazionale PRC 

Testo Unico sul commercio. Per Altomeni l’approvazione con voto trasversale tradisce i diritti dei lavoratori.

Nella seduta del 3 novembre scorso, il Consiglio Regionale delle Marche ha approvato il Testo Unico sul commercio.
Il gruppo di Rifondazione Comunista ha presentato alcuni emendamenti coerenti con la battaglia condotta in questi anni per la riduzione delle aperture domenicali. Le nostre proposte ci hanno visto in questi anni accanto ai lavoratori del settore, ai piccoli commercianti stritolati dalla concorrenza squilibrata dei grandi centri commerciali e ad autorevoli esponenti del mondo cattolico.
Spesso, in dibattiti pubblici, alla presenza di questi soggetti, esponenti delle diverse forze politiche, sia di destra che di centrosinistra, hanno dichiarato di condividere la nostra proposta. Ma al momento di trasformare le parole e le promesse in atti concreti, tutti si sono tirati indietro, ed i nostri emendamenti sono stati votati solo da noi di Rifondazione Comunista e dal consigliere regionale Binci. Bocciati dal voto trasversale di PD, PdCI, SDI, PdL, UdC.
Ci resta il profondo rammarico per chi in questi anni ha condiviso le nostre proposte e aspettato con pazienza che venisse discussa, e che ora si ritrova esattamente nella stessa situazione di prima. Lavoratrici e lavoratori del commercio, in particolare delle grandi strutture commerciali, continueranno a dover lavorare per gran parte delle domeniche e delle festività in cui invece ci si dovrebbe riposare e dedicare agli affetti e allo svago. Questo in nome di una logica ormai accettata in maniera acritica secondo cui lo shopping è la forma di intrattenimento per eccellenza per quelle persone che, anziché cittadini, sono classificate in primo luogo come consumatori. Logica accettata, basta leggere la trascrizione degli interventi in aula, anche da quelle forze politiche che dicono di rappresentare il punto di vista cristiano, il punto di vista dei lavoratori dipendenti o di voler difendere e tutelare il piccolo commercio.
Chiaramente le pressioni delle grandi imprese commerciali sono state più forti delle nostre, e anche dei sindacati, che ancora una volta hanno sostenuto in maniera troppo timida, per non dire di più, una istanza che proveniva da quelle persone che dovrebbero rappresentare.

Michele Altomeni
Consigliere Regionale PRC