Categoria Regione Marche

Savelli: “totale latitanza dell’esecutivo regionale nelle aree di crisi”

La completa assenza di strategie e di politiche industriali del governo neo-centrista delle Marche è ormai evidente. Non solo è totale la latitanza dell’esecutivo regionale nelle aree di crisi pesaresi, maceratesi ed ascolane, non solo non si spende una parola per la drammatica situazione ai Cantieri navali di Ancona, ma anche nella realtà al collasso dell’Antonio Merloni di Fabriano, territorio molto caro al “governatore” e ad alcuni “autorevoli” esponenti della sua giunta, sta tramontando con grande rapidità l’illusione “cinese” tanto declamata in campagna elettorale. Forte è la preoccupazione del sindacato, enorme quella dei lavoratori di fronte ad una produzione che rischia di non riprendere più; è in contesti come questo che Rifondazione comunista aveva ipotizzato la possibilità di una ripresa delle attività produttive attraverso un intervento pubblico temporaneo che rendesse possibile, in questo caso, il rilancio di una delle aziende più importanti delle Marche. Questo non volevano i potenti azionisti di riferimento del “nuovo” quadro politico regionale - a Fabriano e dintorni -, pronti sono stati i loro più stretti e fedeli collaboratori targati Pd - presidente in testa - a cacciare il Prc e la sinistra dal governo delle Marche per imbarcare la ben più affidabile e “familiare” Udc trasformando la giunta regionale in un consiglio di amministrazione di una società controllata con tanto di “amministratore delegato” a carico.

La piccola, banale, vicenda della svolta neo-centrista delle Marche e delle altisonanti dichiarazioni su “sperimentazioni” e “laboratori” che l’hanno preceduta è tutta qui! Sarebbe una farsa se non ci fosse di mezzo la sorte di tanti lavoratori marchigiani oggi sempre più soli davanti alla crisi. Ha ancora senso un governo regionale impotente di fronte a tanti drammi, individuali e collettivi, perché in ginocchio e con il cappello in mano di fronte alla volontà dei poteri economici e finanziari che stanno rottamando le Marche?

Marco Savelli, Segretario regionale PRC Marche

(Liberazione, 15 agosto 2010)

Regione Marche: approvato il Piano di Tutela delle Acque. Soddisfazione dell’Assessore all’Ambiente Marco Amagliani

È stato approvato questa mattina, nel corso dell’assemblea consiliare, il Piano di Tutela delle Acque (PTA), con il quale la Regione Marche individua gli strumenti per la protezione e la conservazione delle risorse idriche. Esprime soddisfazione l’assessore all’Ambiente, Marco Amagliani, secondo il quale è stato raggiunto un ottimo risultato a tutela di un bene pubblico prezioso: “L’acqua, indispensabile per la vita e lo sviluppo delle comunità, va tutelata a garanzia delle generazioni future”. Il Piano, aggiunge l’assessore, “individua gli strumenti per la protezione e la conservazione della risorsa idrica. Definisce gli interventi di protezione e risanamento dei corpi idrici superficiali e sotterranei e l’uso sostenibile dell’acqua, individuando le misure integrate di tutela qualitativa e quantitativa della risorsa idrica, che garantiscano anche la naturale autodepurazione dei corpi idrici e la loro capacità di sostenere comunità animali e vegetali ampie e ben diversificate secondo principi di autoctonia”. Il Piano, inoltre, regolamenta gli usi in atto e quelli futuri che devono avvenire secondo principi di conservazione, risparmio e riutilizzo dell’acqua per non compromettere l’entità del patrimonio idrico e consentirne l’uso. Il PTA Marche è stato redatto dal Servizio Ambiente e Paesaggio della Regione con la collaborazione dell’Arpam e dell’Assam, “una modalità” considera Amagliani “che ha permesso un rilevante risparmio di denaro pubblico”. Il Piano recepisce i criteri indicati dalla Direttiva 2000/60/CE del Parlamento Europeo e del Consiglio del 23 ottobre 2000, Direttiva che istituisce un quadro per l’azione comunitaria in materia di acque e delinea gli obbiettivi di qualità delle acque per la scadenza base del 22 dicembre 2015. È attualmente regolato dal Testo Unico “Norme in materia ambientale” D. Lgs. 3 aprile 2006, n. 152, all’art. 121. Con l’approvazione del PTA, oltre all’adempimento del Testo Unico Ambientale, la Regione si conforma alla normativa comunitaria e fornisce agli operatori un riferimento operativo meditato, finalizzato anche a decisioni di investimento per il servizio idrico integrato, in particolare per l’utilizzazione di un recentissimo finanziamento a tasso agevolato di 100 milioni di euro. Assicura, infine, un efficace strumento di tutela ambientale ai cittadini.

Centrale termoelettrica a Corinaldo: Amagliani ribadisce il no della Regione al Ministero dello Sviluppo Economico

Un no deciso alla centrale Turbogas a Corinaldo. Lo ha ribadito, con fermezza, l’assessore all’Ambiente  della Regione, Marco Amagliani, intervenuto oggi alla Conferenza dei servizi al Ministero dello Sviluppo economico per la costruzione di una centrale termoelettrica a ciclo combinato da 870 MWe.

Amagliani ha confermato la posizione della Regione, ufficializzata con una comunicazione già adottata dalla Giunta: “Ho ribadito oggi – afferma l’assessore – il parere contrario della Regione Marche alla realizzazione della centrale termoelettrica di 870 Megawatt da parte della Edison a Corinaldo perché non coerente con la previsione e con la programmazione del nostro strumento di programmazione energetica: il Piano energetico ambientale regionale.

Quello che disturba è che per chiudere questa faccenda ci sarà un enorme spreco di denaro pubblico. Il parere contrario della Regione, come stabilisce la legge 55 del 2002, è vincolante e, quindi, non si può costruire la centrale senza il nostro permesso.

Però, una nuova legge che non condividiamo, la 99 del 2009, approvata dal governo Berlusconi, prevede che il parere contrario possa essere previsto solo alla fine del procedimento. Quindi, passeranno mesi e, soprattutto, sarà speso tanto denaro pubblico. Cosa che potrebbe essere evitata visto che noi abbiamo già detto no con decisione”.

La Regione, conferma l’assessore, prosegue sulla linea di quanto assunto nelle altre vicende relative alla costruzione di impianti che non prevedano l’utilizzo di tecnologie di cogenerazione, come nel caso dei progetti di San Severino Marche e della centrale api di Falconara Marittima di maggior dimensione. “Niente deroghe per l’investimento che l’Edison intende realizzare a Corinaldo”.

CENTRALE TURBOGAS A CORINALDO, CONFERENZA DEI SERVIZI A ROMA. LA REGIONE CONFERMA LA NON COMPATIBILITA’ DEL PROGETTO

La Regione Marche non sottoscriverà l’intesa con il ministero dello Sviluppo Economico per la realizzazione della Centrale Turbogas a Corinaldo. Alla prima conferenza dei servizi, convocata a Roma, la Regione ha espresso la “non compatibilità” con le previsioni del PEAR (Piano energetico ambientale regionale). Il funzionario regionale presente al Tavolo ha ribadito la posizione della Regione, ufficializzata con un atto già adottato dalla Giunta, su proposta degli assessori all’Ambiente, Marco Amagliani, e all’Energia, Fabio Badiali. “L’impianto proposto” confermano gli assessori “non risulta progettato con una finalità cogenerativa e prevede una potenza di 870 MWe, decisamente superiore al valore di 100 MWe riportato nel PEAR. La Regione, quindi, esprime parere contrario e non sottoscriverà l’intesa con il Ministero”. L’orientamento della Regione, confermano gli assessori, “è in linea con quello assunto nelle altre vicende relative alla costruzione di impianti che non prevedano l’utilizzo di tecnologie di cogenerazione, come nel caso dei progetti di San Severino Marche e della centrale api di Falconara Marittima di maggior dimensione. Deroghe non verranno concesse per l’investimento che l’Edison intende realizzare a Corinaldo”. La società ha depositato, presso i Ministeri competenti e presso la Regione Marche, il progetto per una centrale termoelettrica da 870 MWe a Corinaldo. Ha chiesto, inoltre, l’autorizzazione per le opere connesse, consistenti in 10 chilometri di metanodotto, che interessa i comuni di Monterado (AN) e Monte Porzio (PU). Sono previsti anche 17 chilometri di elettrodotto da 380 KV che coinvolgono i comuni di Mondavio, Monte Porzio, Orciano di Pesaro, San Giorgio di Pesaro, Piagge, Cartoceto e Fano (tutti nella provincia di Pesaro e Urbino). Il progetto deve sottostare alla procedura di autorizzazione di competenza del ministero dello Sviluppo Economico, che prevede l’intesa regionale, oltre alla pronuncia di VIA (Valutazione di impatto ambientale) e al rilascio dell’Autorizzazione integrata ambientale (AIA), queste ultime di competenza del Ministero. Oggi, a Roma, la Regione ha anticipato che non sottoscriverà, comunque, l’intesa di competenza.

Centrale Termoelettrica a Corinaldo (AN). Amagliani: un no chiaro e deciso. La centrale è contro ogni criterio del PEAR. Improponibile in un Comune Bandiera Arancione, borgo storico tra i più belli d’Italia, a vocazione turistico-ambientale

Il Servizio Ambiente e Difesa del suolo della Regione Marche sta predisponendo le procedure per il rilascio del previsto parere e osservazioni richiesti dal Ministero dell’Ambiente in merito alla costruzione di una centrale termoelettrica da realizzare nel Comune di Corinaldo dalla ditta Edison S.p.A.

Si può già anticipare, come già del resto riportato dagli organi di informazione con le dichiarazioni del presidente Spacca, che la Regione Marche non potrà rilasciare l’intesa positiva di cui alla legge 55 del 2002. La contrarietà all’istanza della ditta Edison per costruire una centrale nel territorio di Corinaldo e opere annesse, tra le quali metanodotti ed elettrodotti che ricadono in nove comuni della Provincia di Pesaro-Urbino, non è frutto di una mera presa di posizione, ma della naturale consequenzialità alle scelte fatte a suo tempo con lo strumento di programmazione regionale in materia energetico-ambientale che è il PEAR. In particolare la taglia dell’impianto pari a 870 MWe supera di gran lunga il limite di 100MWe previsto dal PEAR. A questo punto, allora, viene spontanea una riflessione: se la normativa statale prevede l’acquisizione dei pareri delle Regioni, se le Regioni devono disporre giustamente di un piano che regolamenta la costruzione degli impianti di produzione energetica e se le stesse Regioni si danno, quindi, uno strumento programmatorio energetico-ambientale (le Marche sono state tra le prime con la Sardegna)  le società, prima di proporre istanze di simile impatto, non si informano e non tengono conto anche delle normative regionali? Perché altrimenti è lecito interpretare le iniziative per la costruzione di impianti di dimensioni ben 8 volte superiori ai limiti consentiti o come ignoranza di legge, che non è – come noto – scusabile, o come provocazione o peggio – ma forse non sarà questo il caso – magari si spera in uno scavalcamento delle competenze regionali in materia di governo del territorio, di energia e ambiente, come del resto è già accaduto recentemente.

Non è secondario poi sottolineare che, a livello di impatto ambientale Corinaldo non potrebbe sopportare, fisiologicamente e socialmente, una struttura di tali dimensioni: è un comune storicamente vocato al turismo culturale e ambientale, con un borgo storico tra i meglio conservati delle Marche e d’Italia, (rientra infatti nella rosa ristretta dei 100 Borghi più belli d’Italia) detentore dal 2002 di ben 6 Bandiere Arancioni, i riconoscimenti del Touring Club che certificano ogni due anni la qualità turistico-ambientale dei comuni italiani dell’entroterra. Corinaldo, inoltre, nel 2008 è stato scelto dalla Commissione Europea come comune destinazione turistica europea d’eccellenza, nell’ambito del progetto Eden, per il turismo sostenibile e le risorse immateriali. Mi domando, quindi, come tutta questa certificazione che attesta un patrimonio socio-culturale ad elevato grado di qualità di vita, potrebbe convivere con una centrale termoelettrica di tale impatto ambientale. E se di ciò non ne debbano tenere conto anche il Ministero dell’Ambiente e il Ministero dello Sviluppo economico, se proprio non vorranno tenere conto del parere della Regione. In ogni caso, proprio il 14 dicembre, data fissata dal Ministero dello Sviluppo economico per la prima conferenza dei servizi, insieme al collega Fabio Badiali porteremo all’esame della giunta regionale queste osservazioni all’interno di una specifico atto che ribadirà il no all’impianto, espresso nelle sue motivazioni tecniche attraverso il dirigente regionale che parteciperà alla conferenza dei servizi.

 

Marco Amagliani

Assessore all’Ambiente della Regione Marche