Cara compagna, caro compagno,
il nostro Partito arriva da un periodo molto travagliato: sconfitte elettorali, scissioni, e da un oscuramento dell’informazione che ci ha quasi fatto sparire dai mass media.
In quest’ultimo anno abbiamo lavorato a ricostruire il partito. Per la prima volta dopo tanti anni siamo riusciti a darci una gestione interna unitaria, in cui tutte le le aree del partito collaborano, mentre parallelamente stiamo ricostruendo l’intervento politico esterno.
Lo abbiamo fatto in questi mesi ricostruendo il lavoro sociale del partito: a fianco delle lavoratrici e dei lavoratori nelle lotte per la difesa del posto di lavoro, nel movimento dei precari, nelle battaglie ambientali e per l’acqua pubblica, con l’impegno nel terremoto e con la raccolta di firme per il referendum contro il lodo Alfano. Lo abbiamo fatto costruendo dal basso il partito sociale, nelle mille forme di aggregazione e di solidarietà vertenziale a cui abbiamo dato vita sui territori.
Lo facciamo oggi con l’impegno concreto nella costruzione della Federazione della Sinistra, un processo unitario che partirà ufficialmente il 5 dicembre a Roma. Vogliamo mettere fine a troppi anni in cui i comunisti e la sinistra di alternativa si sono continuamente divisi, facendoci perdere ogni credibilità. Vogliamo ripartire unendo le forze, per ridare credibilità alla costruzione di un polo politico di alternativa, dove far vivere il progetto della rifondazione comunista. Una proposta unitaria che chiudendo la stagione delle continue divisioni, ridia una speranza alla nostra gente.
Per fare tutto questo abbiamo bisogno di voi. Abbiamo bisogno di rivitalizzare Rifondazione Comunista e di renderla più forte. Non si tratta di un fatto testimoniale. La crisi capitalistica ha riaperto i giochi e oggi concretamente ci troviamo di fronte al rischio di una svolta a destra, di cui il berlusconismo è l’espressione peggiore, fatta di ingiustizie e di guerra tra poveri: una vera e propria crisi di civiltà in cui tutti guardano al futuro con paura, in cui i giovani sono immersi in una precarietà senza confini che toglie ogni speranza. Noi lavoriamo per una uscita da sinistra dalla crisi, basata su maggior giustizia sociale, sull’allargamento della democrazia e su una riconversione sociale ed ambientale dell’economia. Per costruire l’alternativa abbiamo bisogno di più lotte ma anche di un Partito della Rifondazione Comunista e di una Federazione della Sinistra più forte.
Per questo ti scrivo. Non è oggi il tempo di stare a guardare, è il tempo di dare una mano per ricostruire una sinistra degna di questo nome e una presenza dei comunisti forte e autorevole. Per questo ti propongo di iscriverti o re-iscriverti a Rifondazione; per ricostruire quel partito che ci ha fatto sperare e disperare ma di cui c’è, oggi più che mai, bisogno.
Un caro saluto
Paolo Ferrero
Segretario nazionale del Partito della Rifondazione Comunista
La Regione Marche non sottoscriverà l’intesa con il ministero dello Sviluppo Economico per la realizzazione della Centrale Turbogas a Corinaldo. Alla prima conferenza dei servizi, convocata a Roma, la Regione ha espresso la “non compatibilità” con le previsioni del PEAR (Piano energetico ambientale regionale). Il funzionario regionale presente al Tavolo ha ribadito la posizione della Regione, ufficializzata con un atto già adottato dalla Giunta, su proposta degli assessori all’Ambiente, Marco Amagliani, e all’Energia, Fabio Badiali. “L’impianto proposto” confermano gli assessori “non risulta progettato con una finalità cogenerativa e prevede una potenza di 870 MWe, decisamente superiore al valore di 100 MWe riportato nel PEAR. La Regione, quindi, esprime parere contrario e non sottoscriverà l’intesa con il Ministero”. L’orientamento della Regione, confermano gli assessori, “è in linea con quello assunto nelle altre vicende relative alla costruzione di impianti che non prevedano l’utilizzo di tecnologie di cogenerazione, come nel caso dei progetti di San Severino Marche e della centrale api di Falconara Marittima di maggior dimensione. Deroghe non verranno concesse per l’investimento che l’Edison intende realizzare a Corinaldo”. La società ha depositato, presso i Ministeri competenti e presso la Regione Marche, il progetto per una centrale termoelettrica da 870 MWe a Corinaldo. Ha chiesto, inoltre, l’autorizzazione per le opere connesse, consistenti in 10 chilometri di metanodotto, che interessa i comuni di Monterado (AN) e Monte Porzio (PU). Sono previsti anche 17 chilometri di elettrodotto da 380 KV che coinvolgono i comuni di Mondavio, Monte Porzio, Orciano di Pesaro, San Giorgio di Pesaro, Piagge, Cartoceto e Fano (tutti nella provincia di Pesaro e Urbino). Il progetto deve sottostare alla procedura di autorizzazione di competenza del ministero dello Sviluppo Economico, che prevede l’intesa regionale, oltre alla pronuncia di VIA (Valutazione di impatto ambientale) e al rilascio dell’Autorizzazione integrata ambientale (AIA), queste ultime di competenza del Ministero. Oggi, a Roma, la Regione ha anticipato che non sottoscriverà, comunque, l’intesa di competenza.
Il Servizio Ambiente e Difesa del suolo della Regione Marche sta predisponendo le procedure per il rilascio del previsto parere e osservazioni richiesti dal Ministero dell’Ambiente in merito alla costruzione di una centrale termoelettrica da realizzare nel Comune di Corinaldo dalla ditta Edison S.p.A.
Si può già anticipare, come già del resto riportato dagli organi di informazione con le dichiarazioni del presidente Spacca, che la Regione Marche non potrà rilasciare l’intesa positiva di cui alla legge 55 del 2002. La contrarietà all’istanza della ditta Edison per costruire una centrale nel territorio di Corinaldo e opere annesse, tra le quali metanodotti ed elettrodotti che ricadono in nove comuni della Provincia di Pesaro-Urbino, non è frutto di una mera presa di posizione, ma della naturale consequenzialità alle scelte fatte a suo tempo con lo strumento di programmazione regionale in materia energetico-ambientale che è il PEAR. In particolare la taglia dell’impianto pari a 870 MWe supera di gran lunga il limite di 100MWe previsto dal PEAR. A questo punto, allora, viene spontanea una riflessione: se la normativa statale prevede l’acquisizione dei pareri delle Regioni, se le Regioni devono disporre giustamente di un piano che regolamenta la costruzione degli impianti di produzione energetica e se le stesse Regioni si danno, quindi, uno strumento programmatorio energetico-ambientale (le Marche sono state tra le prime con la Sardegna) le società, prima di proporre istanze di simile impatto, non si informano e non tengono conto anche delle normative regionali? Perché altrimenti è lecito interpretare le iniziative per la costruzione di impianti di dimensioni ben 8 volte superiori ai limiti consentiti o come ignoranza di legge, che non è – come noto – scusabile, o come provocazione o peggio – ma forse non sarà questo il caso – magari si spera in uno scavalcamento delle competenze regionali in materia di governo del territorio, di energia e ambiente, come del resto è già accaduto recentemente.
Non è secondario poi sottolineare che, a livello di impatto ambientale Corinaldo non potrebbe sopportare, fisiologicamente e socialmente, una struttura di tali dimensioni: è un comune storicamente vocato al turismo culturale e ambientale, con un borgo storico tra i meglio conservati delle Marche e d’Italia, (rientra infatti nella rosa ristretta dei 100 Borghi più belli d’Italia) detentore dal 2002 di ben 6 Bandiere Arancioni, i riconoscimenti del Touring Club che certificano ogni due anni la qualità turistico-ambientale dei comuni italiani dell’entroterra. Corinaldo, inoltre, nel 2008 è stato scelto dalla Commissione Europea come comune destinazione turistica europea d’eccellenza, nell’ambito del progetto Eden, per il turismo sostenibile e le risorse immateriali. Mi domando, quindi, come tutta questa certificazione che attesta un patrimonio socio-culturale ad elevato grado di qualità di vita, potrebbe convivere con una centrale termoelettrica di tale impatto ambientale. E se di ciò non ne debbano tenere conto anche il Ministero dell’Ambiente e il Ministero dello Sviluppo economico, se proprio non vorranno tenere conto del parere della Regione. In ogni caso, proprio il 14 dicembre, data fissata dal Ministero dello Sviluppo economico per la prima conferenza dei servizi, insieme al collega Fabio Badiali porteremo all’esame della giunta regionale queste osservazioni all’interno di una specifico atto che ribadirà il no all’impianto, espresso nelle sue motivazioni tecniche attraverso il dirigente regionale che parteciperà alla conferenza dei servizi.
Marco Amagliani
Assessore all’Ambiente della Regione Marche
La Regione Marche ribadisce la propria contrarieà alla realizzazione della Centrale Turbogas che la società Edison interde costruire nell’area Zipa di Corinaldo, a confine con la provincia di Pesaro e Urbino. La Giunta regionale, nel corso dell’ultima seduta (7/12/2009), ha condiviso una comunicazione del sottoscritto che recepisce le preoccupazioni delle popolazioni delle Valli Misa e Nevola.
Il progetto dell’Edison risulta “non compatibile” con le previsione del PEAR (Piano Energetico Ambientale Regionale). Il PEAR infatti promuove una politica di risparmio energetico, l’utilizzo delle energie rinnovabili, la produzione e distribuzione di energia elettrica e termica prodotta con piccoli e medi impianti di cogenerazione. Previsioni che non si ravvisano nell’investimento proposta dall’Edison.
La Giunta regionale, pertanto, ha confermato l’orientamento già espresso in più occasioni dal presidente Spacca, ribadendo la posizione assunta anche nelle altre vicende relative alla costruzione di impianti che non prevedano l’utilizzo di tecnologie di cogenerazione. La contrarietà all’impanato di Corinaldo, segue quella manifestata per i progetti di San Severino Marche e della centrale Api di Falconara Marittima di maggiore dimensione.
Marco Amagliani
Assessore all’Ambiente della Regione Marche