Categoria Energia

Centrale termoelettrica a Corinaldo: Amagliani ribadisce il no della Regione al Ministero dello Sviluppo Economico

Un no deciso alla centrale Turbogas a Corinaldo. Lo ha ribadito, con fermezza, l’assessore all’Ambiente  della Regione, Marco Amagliani, intervenuto oggi alla Conferenza dei servizi al Ministero dello Sviluppo economico per la costruzione di una centrale termoelettrica a ciclo combinato da 870 MWe.

Amagliani ha confermato la posizione della Regione, ufficializzata con una comunicazione già adottata dalla Giunta: “Ho ribadito oggi – afferma l’assessore – il parere contrario della Regione Marche alla realizzazione della centrale termoelettrica di 870 Megawatt da parte della Edison a Corinaldo perché non coerente con la previsione e con la programmazione del nostro strumento di programmazione energetica: il Piano energetico ambientale regionale.

Quello che disturba è che per chiudere questa faccenda ci sarà un enorme spreco di denaro pubblico. Il parere contrario della Regione, come stabilisce la legge 55 del 2002, è vincolante e, quindi, non si può costruire la centrale senza il nostro permesso.

Però, una nuova legge che non condividiamo, la 99 del 2009, approvata dal governo Berlusconi, prevede che il parere contrario possa essere previsto solo alla fine del procedimento. Quindi, passeranno mesi e, soprattutto, sarà speso tanto denaro pubblico. Cosa che potrebbe essere evitata visto che noi abbiamo già detto no con decisione”.

La Regione, conferma l’assessore, prosegue sulla linea di quanto assunto nelle altre vicende relative alla costruzione di impianti che non prevedano l’utilizzo di tecnologie di cogenerazione, come nel caso dei progetti di San Severino Marche e della centrale api di Falconara Marittima di maggior dimensione. “Niente deroghe per l’investimento che l’Edison intende realizzare a Corinaldo”.

CENTRALE TURBOGAS A CORINALDO, CONFERENZA DEI SERVIZI A ROMA. LA REGIONE CONFERMA LA NON COMPATIBILITA’ DEL PROGETTO

La Regione Marche non sottoscriverà l’intesa con il ministero dello Sviluppo Economico per la realizzazione della Centrale Turbogas a Corinaldo. Alla prima conferenza dei servizi, convocata a Roma, la Regione ha espresso la “non compatibilità” con le previsioni del PEAR (Piano energetico ambientale regionale). Il funzionario regionale presente al Tavolo ha ribadito la posizione della Regione, ufficializzata con un atto già adottato dalla Giunta, su proposta degli assessori all’Ambiente, Marco Amagliani, e all’Energia, Fabio Badiali. “L’impianto proposto” confermano gli assessori “non risulta progettato con una finalità cogenerativa e prevede una potenza di 870 MWe, decisamente superiore al valore di 100 MWe riportato nel PEAR. La Regione, quindi, esprime parere contrario e non sottoscriverà l’intesa con il Ministero”. L’orientamento della Regione, confermano gli assessori, “è in linea con quello assunto nelle altre vicende relative alla costruzione di impianti che non prevedano l’utilizzo di tecnologie di cogenerazione, come nel caso dei progetti di San Severino Marche e della centrale api di Falconara Marittima di maggior dimensione. Deroghe non verranno concesse per l’investimento che l’Edison intende realizzare a Corinaldo”. La società ha depositato, presso i Ministeri competenti e presso la Regione Marche, il progetto per una centrale termoelettrica da 870 MWe a Corinaldo. Ha chiesto, inoltre, l’autorizzazione per le opere connesse, consistenti in 10 chilometri di metanodotto, che interessa i comuni di Monterado (AN) e Monte Porzio (PU). Sono previsti anche 17 chilometri di elettrodotto da 380 KV che coinvolgono i comuni di Mondavio, Monte Porzio, Orciano di Pesaro, San Giorgio di Pesaro, Piagge, Cartoceto e Fano (tutti nella provincia di Pesaro e Urbino). Il progetto deve sottostare alla procedura di autorizzazione di competenza del ministero dello Sviluppo Economico, che prevede l’intesa regionale, oltre alla pronuncia di VIA (Valutazione di impatto ambientale) e al rilascio dell’Autorizzazione integrata ambientale (AIA), queste ultime di competenza del Ministero. Oggi, a Roma, la Regione ha anticipato che non sottoscriverà, comunque, l’intesa di competenza.

CENTRALE TURBOGAS A CORINALDO (AN). LA REGIONE MARCHE RIBADISCE LA PROPRIA CONTRARIETA’

La Regione Marche ribadisce la propria contrarieà alla realizzazione della Centrale Turbogas che la società Edison interde costruire nell’area Zipa di Corinaldo, a confine con la provincia di Pesaro e Urbino. La Giunta regionale, nel corso dell’ultima seduta (7/12/2009), ha condiviso una comunicazione del sottoscritto che recepisce le preoccupazioni delle popolazioni delle Valli Misa e Nevola.
Il progetto dell’Edison risulta “non compatibile” con le previsione del PEAR (Piano Energetico Ambientale Regionale). Il PEAR infatti promuove una politica di risparmio energetico, l’utilizzo delle energie rinnovabili, la produzione e distribuzione di energia elettrica e termica prodotta con piccoli e medi impianti di cogenerazione. Previsioni che non si ravvisano nell’investimento proposta dall’Edison.
La Giunta regionale, pertanto, ha confermato l’orientamento già espresso in più occasioni dal presidente Spacca, ribadendo la posizione assunta anche nelle altre vicende relative alla costruzione di impianti che non prevedano l’utilizzo di tecnologie di cogenerazione. La contrarietà all’impanato di Corinaldo, segue quella manifestata per i progetti di San Severino Marche e della centrale Api di Falconara Marittima di maggiore dimensione.

 

Marco Amagliani

Assessore all’Ambiente della Regione Marche

Lettera aperta dell’Assessore regionale Marco Amagliani ai lavoratori dell’Api di Falconara.

La strategia aziendale della raffineria Api, contenuta nel piano industriale presentato ai sindacati, prevede la riduzione di 140 unità di personale presso la raffineria di Falconara. L’amministratore delegato dell’Api lo ha ripetuto anche nel corso dell’audizione presso la Commissione consiliare regionale, precisando che la riorganizzazione dell’impianto andrà realizzata a prescindere dalla sorte delle progettate centrali elettriche. Le cronache quotidiane, dominate ormai da tempo dai numeri  sulle crisi aziendali, non aiutano purtroppo a chiarire che per l’Api non si tratta affatto di un’azienda in crisi.

La raffineria, secondo la recente accreditata classifica della Fondazione Merloni occupa stabilmente il 9° posto per fatturato tra le prime cento aziende marchigiane e, contrariamente alla stragrande maggioranza delle altre, ha visto il proprio volume di vendite crescere nel 2008 del 13% rispetto al 2007.

Dunque la scelta è quella di abbattere, attraverso i licenziamenti, i costi di produzione dei prodotti petroliferi. Ma è poi vero che la stessa produzione si può fare con 140 lavoratori in meno? Probabilmente si, se si decide di lavorare di più e in condizioni più precarie. La produttività, appunto!

Attenzione però, la raffineria non è una fabbrica come le altre, è catalogata dalla legge come impianto a rischio di incidente rilevante, tanto che l’area su cui sorge, e quella circostante, è classificata dal ministero dell’ambiente come sito inquinato di interesse nazionale.

L’impianto prescrittivo ed il protocollo d’intesa che l’Api ha sottoscritto con la Regione all’atto del rinnovo della concessione prevedono al contrario una serie numerosa di prescrizioni che la raffineria deve rispettare se vuole convivere con il territorio, prescrizioni che si traducono nella necessità di investimenti continui e consistenti per la manutenzione, per il miglioramento delle tecnologie, per il monitoraggio e la bonifica dell’ambiente in cui è inserita e che in tutti questi anni ha danneggiato. Con 140 lavoratori in meno questa convivenza diventa più pericolosa.

Io penso allora che il confronto con l’Api debba svilupparsi sugli impegni che la raffineria deve mantenere, a partire dalla bonifica del sito e da una manutenzione dell’impianto più efficiente.

Su questo terreno, da subito, c’è lavoro per tutti, sapendo però che in cima alle priorità della Regione non ci sono i profitti dell’Api bensì la sicurezza dei lavoratori e dei cittadini e la tutela dell’ambiente.

Ecco i motivi per i quali condivido tutte le vostre preoccupazioni e sostengo con convinzione la vostra lotta.

 

Marco Amagliani

Assessore all’Ambiente della Regione Marche

Audizione in Consiglio regionale dell’Amministratore delegato dell’Api. Brandoni: “l’Api non tiene conto degli impegni sottoscritti”.

L’audizione in terza commissione dell’Amministratore Delegato dell’API Dott. Cogliati è stata l’occasione per conoscere il punto di vista dell’azienda sul suo progetto di riorganizzazione delle attività della raffineria. La relazione dell’A.D., pur priva di indicazioni precise relative al piano industriale, ha evidenziato la volontà dell’azienda di procedere a una riorganizzazione tutta centrata sul potenziamento dell’attività di raffinazione. Tutto ciò evidentemente senza tener conto degli impegni che l’azienda ha sottoscritto con gli enti pubblici, e in particolare la Regione, all’atto del rinnovo della concessione per la raffinazione. Era scritto in quel protocollo, e chiaramente, l’impegno dell’azienda a presentare piani di sviluppo industriale in forma periodica e confrontarli con la regione con l’obiettivo dichiarato di un sviluppo che configurasse “il sito come polo energetico ambientalmente avanzato anziché come raffineria tradizionale, in linea con gli indirizzi e le previsioni del PEAR, salvaguardando i livelli occupazionali e favorendo, a parità di condizioni, i rapporti con le imprese locali e regionali”. Parole inequivocabili che obbligherebbero, eticamente prima ancora che in via amministrativa, ad una progettazione e ad un piano industriale che guardi, insieme alla raffinazione, allo sviluppo delle energie rinnovabili. Di tutto ciò nelle dichiarazioni dell’A.D. Non c’è traccia. Toccherà quindi alla Regione agire per il rispetto di quel protocollo in maniera più cogente ed efficace di quanto sinora fatto. E’ evidente che sul tavolo dei prossimi incontri il protocollo d’intesa firmato nel 2003 dovrà essere pietra angolare del confronto tra la Regione, le organizzazioni sindacali, gli enti locali e l’azienda perché proprio il rispetto di quel protocollo può consentire un percorso che garantisca, oltre che l’occupazione, un processo di riconversione che dia risposte ai disagi e ai bisogni ambientali dell’area AERCA.

 

Giuliano Brandoni

Capogruppo PRC Consiglio regionale delle Marche